mercoledì 25 aprile 2018

Travaglio e la (giusta) querela a Sallusti

Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha querelato il "collega" Alessandro Sallusti  per un articolo sul Giornale ritenuto diffamatorio

In un editoriale pubblicato nell'edizione cartacea del Giornale del 28 novembre 2012 aveva definito Marco Travaglio «gazzettiere amico delle Procure» e «cretino col botto». Per questo Alessandro Sallusti (direttore del Giornale ma anche autore del pezzo) era stato denunciato dal collega (all'epoca vice e attualmente direttore del Fatto Quotidiano) per diffamazione.


Davanti al giudice monocratico di Sassari si è tenuta la prima udienza del processo alla presenza degli avvocati che assistono imputato e persona offesa: Marco Milani per Sallusti e Marco Costa per Travaglio. Il processo si celebra a Sassari perché la prima stampa del quotidiano con il pezzo "incriminato" era uscita dalle rotative del centro stampa di Predda Niedda.


«Nel suo editoriale - scriveva Travaglio nella denuncia - dal titolo "Che ridere, botte tra i pm", prendendo spunto dal vivace dibattito che il suo caso aveva in quei giorni suscitato - Sallusti, attinto da condanna penale definitiva, era stato infine collocato agli arresti domiciliari dove era rimasto fino all'intervento del Presidente della Repubblica che aveva convertito la pena detentiva in pena pecuniaria - scriveva: "...volevano così evitare la vergogna mondiale del giornalista innocente al gabbio, pensavano di chiudere la questione con i domiciliari condendo per di più la cosa come una balla della reggia di casa Santanché al quale potevano abboccare solo due gazzettieri amici delle Procure, come Poletti, della Stampa, e Travaglio de Il Fatto, entrambi cretini col botto».


Travaglio, senza che ci sia bisogno di interpretazioni impegnative, veniva in sintesi considerato dal collega Sallusti come l'organo ufficiale delle Procure d'Italia con l'aggiunta di un «epiteto offensivo» - spiega il direttore del Fatto - considerato che il termine "gazzettiere" «al giorno d'oggi viene usato con valore spregiativo al fine di svilire la professionalità e la serietà di un giornalista, ridotto al ruolo di mero "scribacchino"». Mentre "cretino col botto" «non è altro che il sinonimo di stupido e di imbecille» conclude Marco Travaglio.
Da qui la denuncia, l'indagine e il rinvio a giudizio.

(fonte La Nuova Sardegna)

martedì 24 aprile 2018

Buttafuoco: M5S-Pd, il governo che piace alle elite

Pietrangelo Buttafuoco fa una breve analisi di un eventuale governo M5S-Pd...
Mettiamo il caso si arrivi, già da stasera, a un esecutivo Fico che riunisca M5S, Pd e LeU, (ovvero grillini, renziani e seguaci della Boldrini).
Sarebbe il governo ideale per l’élite culturale e – a prescindere dagli elettori – un esperimento “coerente” rispetto ai valori progressisti della sinistra da ZTL.
Non cancellerebbe lo scontento che dilaga nel popolo – si tratterebbe di ciucciarsi il governo di chi ha perso – ma sarebbe tutto un procedere di diritti civili, multiculturalismo, Banca Etruria, bombardamento della Siria, sanzioni a Mosca e tasse. Sarebbe (Diocenescampi!) 25 aprile tutto l’anno e 1 maggio ogni settimana. I mercati internazionali ne direbbero gran bene.

Gli stessi 5 Stelle, poi – sollevati da ogni eccesso populista – grazie a vecchie battaglie psicotiche, tipo la proposta di legge per il matrimonio tra “esseri senzienti” (altro che reddito di cittadinanza, si tratta di far sposare cani, gatti & conigli con gli umani) si ritroverebbero accettati dai villeggianti di Capalbio ma anche da Berlusconi felice di dare, vista l’inutilità di Forza Italia, un buon partito a Dudù, ‘u canuzzu senziente.

(fonte Il Tempo)

lunedì 23 aprile 2018

Il voto in Molise dimostra che...

E’ arrivata la sentenza sulla trattativa che conferma quello che Marco Travaglio ha sempre detto e scritto, anche nel suo libro “E’ Sato la mafia”.

Ma è arrivato anche il voto in Molise che conferma quanto parte degli italiani sia complice di questo sistema marcio, probabilmente per interesse ma anche per ignoranza.

Purtroppo nessun governo, a partire dal M5S per arrivare a chiunque altro vorrà provarci, riuscirà mai a cambiare qualcosa in questo paese corrotto fino a molti dei più piccoli rappresentanti delle istituzioni e colluso in quella parte di popolazione che in questo sistema trova modo di nascondere le proprie nefandezze o vi trova vantaggi, soprattutto al sud ma anche al nord.

Un sistema che trova sempre seguito perché in grado di “comprare” voti con false promesse o perché si muove in maniera da agevolare delinquenti, evasori, mafiosi, ecc.

Un paese che si avvia verso il fallimento e che non è in grado di cambiare rotta.
(MS)

Travaglio, le "profezie" sulla trattativa

Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano fa una rassegna di tutte le fandonie scritte negli anni sulla trattativa Stato-Mafia.

Madonna che silenzio c’è stasera. E dire che fino all’altroieri, di trattativa Stato-mafia, ovviamente “presunta”, “supposta”, “cosiddetta”, parlavano e straparlavano tutti. In attesa che le presunte Istituzioni (a parte il presidente della Camera, Fico) e il supposto Pd ritrovino la favella per pigolare qualcosa su una sentenza che descrive pezzi dello Stato, della politica e dell’Arma complici del ricatto mafioso a suon di stragi nel 1992-’94, riproponiamo le migliori profezie dei Nostradamus italioti. Che avevano capito tutto.

Povero Mori. “Su queste indagini c’è una guerriglia tra poteri. Mori è soltanto una delle vittime” (Emanuele Macaluso, Corriere della Sera, 9.3.2012).
Ma B. non c’entra. “Finito il fango. La sentenza per le stragi di Firenze smonta il teorema manettaro: Forza Italia non c’entra” (il Giornale, 13.3.2012).
Due lire. “Quelle centomila firme del Fatto sulla storia da due lire di Ingroia. Per i pm negli anni 90 ci fu una combutta tra Stato e mafia per salvare la criminalità. La solita scorciatoia per leggere la tragedia italiana, sottoscritta da Travaglio & C.” (Giampiero Mighini, Libero, 15.8.2012).


Viva viva la trattativa. “Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni… Qual è dunque il reato che si cerca, la verità che si vuole conoscere?” (Eugenio Scalfari, Repubblica, 19.8.2012).
Populismo giuridico. “Un blocco che fa capo al Fatto, a Grillo, a Di Pietro, che sta reindirizzando il reinsorgente populismo italiano… Il blocco punta sulla Procura di Palermo perché a Palermo si ipotizza, vedremo quanto fondatamente, che uomini politici, peraltro non individuati, abbiano negoziato con la mafia… Il populismo giuridico usa le Procure come clava politica e punta al Quirinale per abbattere Monti” (Luciano Violante, Pd, La Stampa, 20.8.2012).
Grottesco. “Per dirla molto brevemente… questa inchiesta non sta in piedi… Tutto questo è particolarmente grottesco” (Enrico Deaglio, In Onda, La7, 23.8.2012).
Minchiate. “La trattativa Stato-mafia è una minchiata. Non c’è niente di niente. E invece gli Ingroia ci propinano queste sciocchezze che i loro cani da guardia, come Travaglio, volgarizzano. Io però non mi faccio mettere l’anello al naso” (Giuliano Ferrara, il Giornale, 29.8.2012).
Roba da portinaie. “La trattativa Stato-mafia è una bufala, non sta in piedi, è un’inchiesta da portineria politica… non esiste il reato, non esistono le imputazioni, non esistono imputati… non c’è il movente, non ci sono testimoni, non ha nessuna possibilità di arrivare a condanna, se pure si arriverà al dibattimento” (Andrea Marcenaro, Il Foglio, 13.9.2012).
Ruminanti. “Un’ipotesi di accusa scivolosa, un processo che nasce ruminando le carte di altri processi, con un vizio di origine logico prima che giuridico” (Elisabetta Cesqui, magistrato e membro del Csm per M d, Corriere della Sera, 8.10.2012).


Attentato all’Unità d’Italia. “Valutare tutti gli aspetti, compresi quelli giudiziari, di una vicenda, come la presunta ‘trattativa’ tra Stato e mafia, che ha posto in grave pericolo l’unità nazionale” (Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Consulta. Il Gazzettino, 13.10.2012).
Fantaromanzo. “Il fantaromanzo della trattativa. La trama non sta in piedi… Non dovrebbe valere neppure la carta su cui è scritta” (il Foglio, 7.11.2012).
Esagerati! “Nell’articolata memoria sulla trattativa Stato-mafia depositata dai pm nell’udienza preliminare colpisce la sproporzione tra i fatti accertati e le inadeguate conseguenze penali agli stessi collegate con la richiesta di rinvio a giudizio” (Giovanni Pellegrino, ex senatore Ds, l’Unità, 8.11.2012).
Pirandellismo. “Trattativa: un reato in cerca d’autore… Una trattativa postula uno scambio: dov’è la concessione alla mafia?” (Alessandro Bernasconi, Corriere della Sera, 3.12.2012).
Patacca.“Ingroia e quel potere basato su un’inchiesta pataccara” (il Foglio, 6.12.2012).
Tirata politica.“Leggo e rileggo carte giudiziarie da 30 anni e devo confessare che poche volte mi è capitato tra le mani un documento così scadente come la memoria dei pm di Palermo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Non si tratta infatti di un documento giudiziario, ma di una tirata politica” (Pino Arlacchi, euro- deputato Pd, l’Unità, 21.12.2012).
Profumo d’intesa. “Fra Stato e mafia ci fu una tacita e parziale intesa fra parti in conflitto, non una trattativa” (relazione della commissione Antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu, 9.1.2013).
Niente di niente. “Tanto vale dirlo subito, meglio prima che dopo: non servirà a niente, non si capirà niente, non farà luce su niente, finirà in niente” (Filippo Facci, Libero, 28.5.2013).
De noantri. “A Palermo parte la Norimberga de noantri” (Giorgio Mulè, Panorama, 29.5.2013).

Boiata pazzesca. “Il processo sulla trattativa è una boiata pazzesca. Manca il movente, mancano le prove e non è chiara nemmeno la formulazione dei reati”(prof. Giovanni Fiandaca, ordinario di Diritto penale Università di Palermo, Il Foglio, 1.6.2013).
Panzana. “Mori assolto, il patto Stato-mafia è una panzana. Silurato il teorema Ingroia-Travaglio” (Pierangelo Maurizio, Libero, 18.7.2013).


Finito tutto. “Colpo di grazia al processo Stato-mafia” (Massimo Bordin, Panorama, 23.10.2013).
Che palle. “Antimafia, che palle. A Di Matteo… vittima potenziale di attentati che non esistono… daremmo un suggerimento morettiano: Nino, spostati, c’è da occuparsi di mafia” (Filippo Facci, Libero, 14.1.2014).
Messinscena. “Una spaventosa messinscena il cui obiettivo è mostrificare il presidente della Repubblica, calunniare Berlusconi e monumentalizzare il pm Di Matteo e il suo traballante processo” (Giuliano Ferrara, Il Foglio, 22.1.2014).
Allucinazione. “Il processo sulla ‘trattativa’ tra Stato e Cosa Nostra? Un’allucinazione dei carrieristi dell’antimafia” (Pino Arlacchi, Panorama, 26.2.2014).
Una frana. “Franati Ingroia e il suo teste-icona Ciancimino, ora anche le tesi d’accusa sulla presunta trattativa (con relativo processo) affondano” (Andrea Marcenaro, Panorama, 5.3.2014).
Vergogna. “La mafia ha perso. Punto. Riflessioni a margine del libro di Lupo e Fiandaca sul ‘labirinto della trattativa’ (che non c’è stata) tra Stato e Cosa Nostra. Gli inquisitori militanti si vergognino” (Emanuele Macaluso, Il Foglio, 20.3.2014).
Seduta spiritica. “Falcone non avrebbe mai avviato l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia” (Marcelle Padovani, l’Unità, 5.6.2014).
Flop/1. “Il flop della trattativa” (Massimo Bordin, Il Foglio, 10.10.2014).
Commedia. “Stato-mafia? È una commedia, non un processo. Ha un impianto giornalistico che dal punto di vista tecnico-giuridico non regge” (Giuseppe Di Lello, ex magistrato, La Stampa, 12.10.2014).
Flop/2 . “Giustizia show. L’inchiesta a rischio flop cerca diversivi… Il presunto ruolo di Napolitano è diventato la cortina fumogena dietro la quale nascondere l’implosione del dossier giudiziario” (Stefano Cappellini, Il Messaggero, 29.10.2014).
Smontata. “Re Giorgio smonta la trattativa e pure i magistrati” (Libero, 29.10.2014).
Danno. “Un danno al processo trattativa sentire Napolitano” (L’Espresso, 30.10.2014).
Matti. “Una trattativa con lo psichiatra” (Filippo Facci, Libero, 1.11.2014).
Fuori dai piedi.“A Palermo c’è un pm minacciato da non si sa chi (sicuramente non da quel vecchio rincoglionito di Riina) che è sostenuto dalla peggiore antimafia piazzaiola e che va raccogliendo un insuccesso dopo l’altro. Dottor Di Matteo, si dimetta. E subito” (Facci, Libero, 7.11.2015).
Eliminata. “Dal processo sulla Trattativa hanno eliminato la Trattativa” ( Filippo Facci, Libero, 19.1.2016).
La resa. “S’arrende il procuratore Scarpinato, è la fine della religione complottista della Trattativa. Doveva essere un capolavoro: ha squinternato l’antimafia” (Giuseppe Sottile, Il Foglio, 20.1.2016).
La fuga. “L’inchiesta sulla trattativa è un flop. Il pm Di Matteo vuol scappare senza sembrare un fuggiasco” (Facci, Libero, 23.1.2016).
Relitto. “Il relitto della Trattativa. Mori, Mannino, Ciancimino, altre patacche… Un processo che sta definitivamente affogando” (Sottile, Il Foglio, 27.5.2016).
Tortura. “L’inutile tortura del processo al teorema. Anni di inchieste e testimonianze per un grande spettacolo giudiziario. L’obiettivo? Dimostrare l’esistenza della trattativa. Il risultato concreto? Il nulla. A parte le sofferenze dell’ex generale Mori finito nel tritacarne” (Annalisa Chirico, Panorama, 2.6.2016 ).
Disperazione. “La mossa disperata dei pm: il boss Graviano che accusa il Cavaliere” (Mariateresa Conti, il Giornale, 10.6.2017).
Trattativa che parla. “La famosa sedicente trattativa” (Bordin, Il Foglio, 16.7.2017).
Moritura. “Un ver-go-gno-so editoriale di Travaglio riciccia la moritura trattativa” (Facci, Libero, 21.7.2017).
Sconfitte. “Stato-mafia: i pm chiedono 12 anni per Dell’Utri. Ma in 10 anni hanno incassato solo sconfitte” (Facci, Libero, 27.1.2018).
Nulla. “Le risultanze processuali nulla hanno portato alle tesi dell’accusa” (Bordin, Il Foglio, 27.1.2018).
Farsa. “Il processo trattativa finisce in farsa” (Piero Sansonetti, Il Dubbio, 27.1.2018).
Infatti. La Corte d’Assise di Palermo condanna Dell’Utri, Mori, Subranni, De Donno, Bagarella, Cinà e Ciancimino, dichiara prescritto Brusca e assolve Mancino.

Sallusti (ri)attacca Travaglio e il Fatto

Dopo l'attacco dei giorni scorsi, Alesssandro Sallusti, direttore de Il Giornale, ci riprova a difendere il suo "padrone" Berlusconi e attacca di nuovo Marco Travaglio e il Fatto.


Chi di voi bazzica i dibattiti televisivi o consulta i siti web sarà incappato in questi giorni nella presunta notizia che Silvio Berlusconi terrebbe prigioniero Matteo Salvini e che noi del Giornale avremmo in canna dossier scottanti sul leader della Lega, pronti a spararli alla bisogna. A sostenere questa tesi sono colleghi, soprattutto del Fatto Quotidiano, che su dossier veri e presunti (pensiamo a quello patacca con la falsa intercettazione per incastrare papà Renzi) hanno fatto la loro fortuna e sono quindi sono convinti che pescare nel torbido sia l’unico modo possibile di fare giornalismo.


Sono arrivati, questi signori, a sostenere pure che la fotografia pubblicata mesi fa da Chi della compagna di Salvini, Elisa Isoardi, in compagnia di un amico a Ibiza sia stato un avvertimento del Cavaliere al leader della Lega. Se così fosse – e ovviamente non è – anche io sarei stato nel mirino di Berlusconi perché in un paio di occasioni quel diavolo di un Alfonso Signorini, direttore di Chi e indiscusso re del gossip, mi ha creato non pochi grattacapi personali pubblicando foto che avrei preferito mai vedere.

In quanto a noi, ho rivoltato i cassetti dell’ufficio e la credenza di casa e ho chiesto ai miei colleghi di fare altrettanto ma niente, non ho trovato traccia di dossier imbarazzanti su Matteo Salvini. E per quello che lo conosco credo sia difficile, anzi impossibile, costruirne uno, anche mettendosi di buona lena.

Ma non ci arrendiamo. Proveremo a interrogare i gestori delle pizzerie che frequenta, la tata dei suoi adorati figli e il suo fornitore di cravatte, che a occhio non deve essere uno raccomandabile, e vi terremo informati in caso di sviluppi clamorosi. Di più non posso promettere.

Anzi no, prometto che se Salvini venderà, come in queste ore pare possibile, se stesso e i nostri voti a Di Maio, rinnegando l’impegno preso in campagna elettorale di fare il leader del centrodestra, non avrà il nostro irrilevante appoggio. Di più.

Lo marcheremo a uomo e ci impegneremo a non fargliene passare una delle tante che sarà costretto a combinare per stare appresso al premier Di Maio. Non è una minaccia, è che da oltre quarant’anni siamo qui per informare e dire liberamente la nostra. Non smetteremo certo ora.


domenica 22 aprile 2018

La (lenta) decadenza di Berlusconi

Dalle parti di Arcore ancora ricordano quel giorno che precedette il 4 marzo. Quando fu inviato l’exit poll scritto a penna della Ghisleri che indicava il sorpasso della Lega su Forza Italia. Appena il padrone di casa lo ha letto si è chiuso per 20 minuti in una stanza. Da solo. Disperato. (Poi la Ghisleri lo rinnegò come un fake).

Quel sondaggio, poi confermato dai risultati elettorali, lo ha vissuto come una sofferenza psicofisica. Una vera e propria frustrazione, aggravata dalla prossima uscita del film di Sorrentino.

Il sentimento del declino lo ha prostato. Lo stesso gusto amaro di quando Carlo De Benedetti gli venne cassato dal Gruppo Espresso-Repubblica l’uso dell’aereo privato per fare le vacanze. Idem per Eugenio Scalfari quando la Mondardini gli tolse la macchina di servizio con autista. Sic transit gloria mundi.

Silvio sopporta controvoglia (eufemismo) l’atteggiamento da “io premier” di Salvini. E non riesce ancora a capire come sia stato possibile che la Lega di Bossi si fermava al 4% mentre quella di Matteo lo abbia superato.

Dove ho sbagliato? si chiede in continuazione. Senz’altro nella compilazione delle liste impostata da Ghedini. Così ha deciso di mettere in naftalina i consigli dell’avvocato (e la sua esuberanza) e di seguire i tatticismi di Gianni Letta.

In quest’ottica va interpretato l’allontanamento di Belpietro, Giordano e Del Debbio dal piccolo schermo. Qualcuno gli ha bisbigliato che sono diventati borghesi benestanti grazie a lui; e che per ripagarlo hanno soffiato sul populismo leghista e grillino.
Visto in quest’ottica nemmeno Gianluigi Nuzzi se la dovrebbe passare un gran bene: gran cerimoniere (via moglie) alla Leopolda grillina di Ivrea. E sull’argomento qualcuno si è ricordato come, a proposito di direttori, furono Fedele Confalonieri e Luca Lotti a decidere di spedire Mario Orfeo al settimo piano della Rai.

Un sondaggio di Pagnoncelli dice poi che il popolo di centrodestra non abbia particolarmente gradito la gag di Silvio al Quirinale. Berlusconi non ci crede: l’aveva messa a punto con Letta, dopo che Gianni aveva scritto il testo letto da Salvini a favore di telecamere.
Proprio il lumbard è diventato rosso in volto per l’imbarazzo nei giorni scorsi. Appena Di Maio gli aveva comunicato lo scambio (io a Palazzo Chigi, a te tre ministeri chiave: esteri, interno ed economia)  era corso da Giorgetti come un bambino che ha preso un bel voto a scuola.


Peccato che l’eminenza grigia lumbard gli abbia rovesciato una secchiata gelata sugli entusiasmi: bene, prendi tre ministeri e perdi 3 reg


ioni, Lombardia, Liguria e Veneto. Ti conviene?
Un altro, invece, che non arrossisce di fronte alle cazzate è Giovanni Toti. Il governatore della Liguria assicura che non mollerà mai Berlusconi: “assolutamente”. La sua vera ambizione – confida – è di assumere il ruolo che fu di Giulio Tremonti. Vale a dire, ufficiale di collegamento tra Forza Italia e Lega.
Matteo comunque pensa solo al governo. Riflette che difficilmente M5S potrà contare sull’astensione del Pd per mandare Di Maio a Palazzo Chigi. Qualcuno dei suoi gli ha però ricordato che è cambiato il regolamento del Senato. Ora a Palazzo Madama l’astensione verrà conteggiata come tale e non più voto contrario, com’era prima. Insomma, sulla carta, le possibilità potrebbero esserci. Ma solo sulla carta.
(fonte Dagospia)

L’addio ai vitalizi è possibile a breve?


Riccardo Fraccaro, questore anziano della Camera, non perde occasione di promettere che entro due settimane i vitalizi agli ex parlamentari saranno soltanto un ricordo dei privilegi della vecchia politica. «Già nella scorsa legislatura, come M5S, abbiamo esaminato a fondo la questione», ha spiegato il grillino in un’intervista al Tempo, «ora il collegio dei questori procede a ritmi serrati per preparare un’istruttoria accurata e risolutiva. Quando c’è la volontà politica si lavora in maniera celere ed efficiente, l’eliminazione dei privilegi non può attendere oltre ed è nostro dovere dare immediate risposte al Paese».

I NODI DA SCIOGLIERE. In realtà i tempi rischiano di essere più lunghi così come l’operazione appare più complessa di quanto faccia intendere il pentastellato. Lo dimostra il fatto che soltanto nelle prossime ore, martedì 17 aprile, si entrerà nel vivo della questione con la prima riunione operativa e congiunta dei questori di Montecitorio e di Palazzo Madama. E sono tanti i nodi ancora da sciogliere: gli uffici hanno da poco iniziato a fare le simulazioni sul ricalcolo dei vitalizi, sono da studiare norme per bloccare i ricorsi degli ex parlamentari, a livello politico ci sono non poche difficoltà.


Anche se ufficialmente non l’hanno mai dichiarato, i grillini sono pronti a ricalcare la proposta presentata nella scorsa legislatura del piddino Matteo Richetti: ricalcolo degli assegni in essere con il metodo contributivo, calcolati con il retributivo. Sempre l’ex renziano aveva anche inserito un tetto per evitare che i vitalizi dei parlamentari con almeno 10 legislature (quindi con più contributi pagati) potessero lievitare. Il tutto con una delibera votata singolarmente dagli uffici di presidenza dei due rami del parlamento.

LE FATTISPECIE DA APPLICARE. Eppure questa strada non è sufficiente, lo dimostra il fatto che nella sua delibera per incaricare della vicenda i questori della Camera, il presidente Roberto Fico abbia chiesto di non calcare la mano sui vitalizi meno pesanti. Intanto bisogna capire quali fattispecie applicare alla rimodulazione: nell’equiparazione con gli altri lavoratori varrà l’età pensionabile del parlamentare in relazione a quella prevista al tempo di ritiro dalle leggi in vigore? Potrà, come gli altri cittadini, usufruire del “prorata”, cioè del retributivo fino a quando previsto per il resto del Paese? Senza contare che gli ex parlamentari vogliono indietro le tasse e i contributi pagati in più o quelli per garantire la reversibilità ai familiari, non previsti per gli altri lavoratori.

IPOTESI DI ACCORDO. Dietro le quinte, ma in posizione arretrata, si spingerebbe anche per un accordo con gli ex deputati. I quali, per evitare il ricalcolo, dovrebbero accettare un nuovo contributo di solidarietà che però garantirebbe un risparmio pari a quello del ricalcolo stesso. Fraccaro ha poi annunciato di voler introdurre tagli alle indennità dei funzionari delle Camere e dei parlamentari. È molto probabile che entro 15 giorni i questori siano in grado, viste le difficoltà, di presentare ai rispettivi uffici di presidenza soltanto le linee guida del provvedimento.

Gli uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama vogliono seguire la strada della delibera perché, stando alle regole della “diarchia” parlamentare, un atto amministrativo delle due Camere non può essere giudicato da un tribunale ordinario, Corte Costituzionale in primis. In questo modo gli ex parlamentari possono fare ricorso soltanto all’organo interno di controllo – il Consiglio di giurisdizione della Camera, in primo e secondo grado – che composto da parlamentari difficilmente darebbe torto a Fico & Co. Questo solo in teoria, perché potrebbe esserci anche un giudizio di terzo in grado in Cassazione, cioè con un giudice ordinario, che a sua volta potrebbe chiedere un parare alla Consulta. In caso di delibera a loro sconveniente, gli ex parlamentari sono pronti a subissare i tribunali di tutt’Italia con ricorsi ordinari, sperando di trovare un “giudice a Berlino” che porti il caso in Corte Costituzionale. In passato l’organismo ha stabilito che i contributi di solidarietà erano ineccepibili soltanto se votati ai criteri della temporalità e dell’equità, senza toccare i diritti acquisiti.

PARTITI DIVISI. Anche Forza Italia ha iniziato a cavalcare l’onda dell’antipolitica. «La battaglia della lotta agli sprechi, anche relativamente ai vitalizi, ci vede in prima linea da prima che il M5s nascesse», ha fatto sapere il neo portavoce Giorgio Mulè. In realtà gli azzurri come il Pd – fu proprio all’interno del Nazareno che naufragò il Ddl Richetti – chiedono di non calcare la mano e guardano a un accordo con gli ex deputati. Diverso l’approccio di cinque stelle e Lega, che anche su questo provvedimento stanno cementando un sempre più improbabile governo giallo-verde. Ma questo alla Camera, perché a Palazzo Madama anche i rappresentanti nell’ufficio di presidenza si mostrerebbero più cauti dei loro colleghi di Montecitorio. La numero uno del Senato, Elisabetta Casellati, incontrando l’omologo Fico, ha imposto l’agenda per affrontare il tema: i due rami del parlamento devono decidere assieme e la delibera deve essere dal punto di vista legale inattaccabile. Uno schema questo che varrà fino a quando il M5s e il Carroccio avranno interesse ad andare al governo con azzurri o piddini.


RISPARMI STIMATI IN 150 MILIONI. I vitalizi agli ex parlamentari sono 2.600, di questi 700 sarebbero ancora pagati in reversibilità alle loro vedove o ai loro figli. La spesa totale dovrebbe essere intorno a circa 193 milioni di euro. Meno di un centinaio prende oltre 5 mila euro, mentre quasi 200, con oltre 10 legislature, potrebbero trovarsi con una pensione più alta con le nuove regole contabili. Nel 2016 l’Inps ha calcolato che ricalcolare i vitalizi con il contributivo consentirebbe risparmi per 190 milioni, anche se intervistato ultimamente da Lucia Annunziata Tito Boeri ha ridotto il conto: 150 milioni. Sempre l’economista ha ipotizzato una riduzione media degli assegni del 40%. In soldoni l’assegno medio oggi intorno ai 3.500 euro crollerebbe a 1.200-1.300 soprattutto per quegli ex onorevoli che nei palazzi del potere sono stati solo una meteora.


(fonte Lettera 43)